
Un gatto maschio di nome Giuditta.
Ci sono storie di animali che non puoi dimenticare, soprattutto quando il magico vincolo con il loro proprietario li fonde in un’unica essenza dove l’uno diventa per l’altro un insostituibile compagno di vita.
E’ la storia di un gatto maschio di nome Giuditta, un gatto ritenuto appartenente al gentil sesso nelle prime settimane di vita, ma che la cruda realtà scaturita dalla prima visita veterinaria costringeva ad un drastico cambiamento di nome.
Peraltro le due piccole tumefazioni poste sotto la coda non lasciavano alcun dubbio. Ma la signora Caffaro non ebbe nessuna esitazione: “Oramai Giuditta rimarrà per sempre Giuditta… e così sia !”.
La tenacia di questa proprietaria saltava già all’occhio, ma nulla accade mai per caso. In un’esistenza dove improvvisamente scopri che i tuoi reni non funzionano più e che la tua vita dipende da continue emodialisi, il carattere non può altro che forgiarsi con l’obiettivo di andare avanti con determinazione. Sono questi i casi dove, nonostante gli affetti umani che ti circondano, anche un gatto può dare e ricevere molto in un legame emozionale spinto al massimo.
Per i primi anni Giuditta trascorse una vita senza intoppi fino a che un giorno decise di uscire di casa e non tornò più. La disperazione della signora Caffaro fu pari alla sua ferma convinzione di ritrovare con ogni mezzo il suo insostituibile gatto. Ed usò tutte le sue energie per raggiungere lo scopo. Furono allertate molte stazioni radiofoniche locali, oltre che i vigili urbani. Inoltre l’intero quartiere fu tappezzato dalle foto di Giuditta.
I giorni passavano inesorabili uno dopo l’altro ma la tenacia della signora Caffaro era senza fine con le ricerche che avanzavano ad ampio raggio. Oramai erano passate ben quattro settimane e le speranze erano ridotte al lumicino. Ma ecco che del tutto inaspettata iniziò a diffondersi una notizia: un signore aveva trovato nella sua cantina un gatto in condizioni pietose. Era Giuditta che non molto lontano da casa era entrato in un sottofondo ed era rimasto intrappolato lì per un mese.
E’ stata la prima volta che mi sono reso conto di quanto un gatto potesse resistere, o in una situazione forzata o in uno stato di malattia, senza bere nè mangiare per un lasso di tempo così ampio. Senza dubbio quello che aveva permesso a Giuditta di sopravvivere in una situazione di totale astinenza di cibo è stata dell’acqua che trasudava dalle pareti della cantina.
“La prego Dottore, lo salvi !”. Lei lo aveva trovato, ora toccava a me. Catapultato in studio in un batter d’occhio Giuditta era oramai pelle e ossa. In uno stato di semiincoscienza strisciava senza alcuna coordinazione sul pavimento dell’ambulatorio. La sua pelle aveva completamente perso la sua elasticità e rimaneva sollevata come un pezzo di carta stropicciata a causa di un profondo stato di disidratazione.
Dovevo assolutamente infondere fluidi ma al tempo stesso avevo bisogno di avere più informazioni possibili sullo stato dei suoi organi per aiutarlo al meglio. Un prelievo di poche gocce di sangue rivelava che il potassio era a terra, oramai a livelli incompatibili con la vita.
Le cellule animali sono programmate per tollerare una concentrazione ben precisa di potassio per un corretto funzionamento. Soprattutto le cellule muscolari ed in particolare quelle del muscolo cardiaco soffrono le alterazioni, sia in eccesso che in carenza di potassio, con gravi ripercussioni sul ritmo cardiaco tanto da portare alla morte.
Giuditta aveva assoluto bisogno di potassio, non lo aveva assunto con il cibo per ben quattro settimane. Un apparecchio in grado di rilevare in pochi minuti la concentrazione nel sangue di questo prezioso elettrolita fu di importanza vitale.
L’infusione immediata di cloruro di potassio fece la differenza nel resuscitare Giuditta…. ed anche il morale della signora Caffaro.
Il giorno dopo Giuditta era già un altro gatto, aveva perso il suo stato di profonda debolezza e aveva iniziato a mangiare e bere spontaneamente, con mia grande soddisfazione.
Sono passati tanti anni. La signora Caffaro è sempre dipendente dalla emodialisi. Il trapianto di reni tanto desiderato, in grado di dare una svolta al suo stato di salute, non è mai arrivato. Un giorno mi chiamò con apprensione:” Dottore, Giuditta ha qualcosa che non mi convince, si comporta nervosamente, ha una fame quasi esagerata e sta dimagrendo”.
Nessuno conosce il proprio animale meglio del proprietario soprattutto se si tratta di una persona attenta come la signora Caffaro e credo ciecamente a ciò che mi descrive. Ancora una volta la tecnologia verrà in aiuto per svelare cosa stava accadendo nell’organismo di Giuditta.
Il suo metabolismo si era eccessivamente accelerato perchè la sua tiroide era entrata in uno stato di iperfunzionalità, e le apparecchiature di analisi me lo confermarono. Ecco perchè Giuditta paradossalmente dimagriva pur mangiando troppo.
Per fortuna questa volta mi trovavo di fronte non più ad una emergenza ma ad una patologia che poteva cronicizzare ed avevo tutto il tempo per impostare la giusta terapia. D’altronde non poteva esserci niente di più facile che insegnare ad una persona colpita da una patologia cronica a somministrare al proprio gatto una terapia cronica che durasse tutta la vita.
Giuditta ha risposto splendidamente, ha subito recuperato peso e la sua bellezza di sempre.
Oramai con la signora Caffaro ha suggellato un legame indissolubile e soprattutto…. non ha mai più provato a scappare di casa!
Luca Ansaldo

