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Una distesa di corpi

21-02-2019 23:00

Dr. Luca Ansaldo

Racconti, veterinario-a-domicilio-genova,

Una distesa di corpi

Talvolta le cose non vanno come previsto. L’incognita è dietro l’angoloquando meno te lo aspetti. I clienti contano su di noi come perfettirisolutori dei loro

Una distesa di corpi
Talvolta le cose non vanno come previsto. L’incognita è dietro l’angolo quando meno te lo aspetti. I clienti contano su di noi come perfetti risolutori dei loro problemi e noi veterinari ce la mettiamo tutta, certe volte impegnandoci anche contro l’impossibile. Ma spesso il percorso diventa accidentato con ostacoli pericolosi prima del raggiungimento della meta.

 

Mirto è un bellissimo Jack Russell di 10 anni. Lo conosco da sempre e lui chiaramente mi odia. Ha ragione, l’ho bucato mille volte per iniezioni e prelievi, l’ho palpato, ecografato. Insomma, è il classico cane che se ne starebbe volentieri alla larga dal suo dottore. I proprietari, un nevrile giovanotto con poderosa stretta di mano e la bionda compagna dallo sguardo ammaliante, lo adorano.


Lo visito per il classico vaccino come avevo fatto decine di volte. Anche in questo caso cerco di essere scrupoloso, anche se rapido, dando uno sguardo a 360 gradi, dalla testa ai piedi. Soffermandomi sugli occhi mi rendo conto che qualcosa non quadra. La pupilla dell’occhio destro non mostra la classica rotondità. Poi ventralmente, davanti all’iride, scorgo una piccola massa nera. La sclera, anziché essere madreperlacea, è iniettata di sangue. Con orrore penso al melanoma.

 

In pochi secondi una banale visita di controllo può svelare risvolti drammatici. Cerco di mantenere la calma e di spiegare. Invito i proprietari a rivolgersi ad uno specialista. L’oculista conferma il mio sospetto eseguendo un’ecografia oculare e consiglia l’enucleazione.


La mattina dell’intervento è difficile. I genitori di Mirto sono visibilmente sconvolti, probabilmente non hanno dormito tutta la notte ed anche io non sono in forma smagliante. L’idea di alterare quel viso perfetto è pesante come un macigno. Ci facciamo coraggio e si inizia, con mia moglie Daniela al mio fianco.


L’intervento fila liscio. Richiudo tutto con un risultato estetico più che accettabile. Spiego ai proprietari come gestire il postoperatorio, mentre il Jack Russel si risveglia e si mette in piedi. Fantastico.

 

Peccato che nel giro di pochi secondi l’aumento pressorio scateni un’emorragia talmente imponente che la pelle sotto la sutura si gonfia come una grande noce fino a far sgorgare il sangue all’esterno. Il giovanotto scappa letteralmente dalla stanza. La compagna inizia ad assumere il colorito dei suoi capelli biondi per poi crollare sulla sedia, lamentando uno strano formicolio alle mani.  

 

Le consiglio di stendersi immediatamente a terra, invitando Daniela a sollevarle le gambe per far refluire il sangue al cervello. Il papà di Mirto rientra in studio e mi chiede se sia il caso di dare alla signora qualche goccia di lexotan che aveva portato con sé. Io riprendo un attimo in mano la situazione incoraggiando la ragazza e consigliando di concentrarsi sulla respirazione con respiri lunghi e profondi, tutto questo mentre Mirto si trasforma in una maschera di sangue. 

 

I meravigliosi farmaci che ho in dotazione lo fanno sprofondare rapidamente nel sonno permettendomi di risolvere la sgradevole complicazione. Passerò poi con lui tutto il pomeriggio per non avere più brutte sorprese. L’indomani mattina Mirto avrebbe spazzolato la sua ciotola, finalmente felice a casa.

 

Ecco la meravigliosa vita del veterinario ! Certo, questa non è la routine, ma bisogna essere pronti ad ogni evenienza. Soprattutto agli innumerevoli svenimenti.


La prima a cadere a terra in Piazza Alimonda fu proprio mia moglie, sempre durante un’operazione a un occhio. Eravamo alle prime armi. Si trattava di una cosa estremamente semplice: asportare con il bisturi una piccola neoformazione cutanea sul margine palpebrale di un Cocker con una incisione a cuneo. E’ bastata una piccola goccia di sangue ad allagare l’occhio e a far crollare Daniela. 

 

Terminai di operare, con lei in posizione orizzontale. All’epoca non avrebbe mai pensato di potermi abilmente assistere a un ben più complesso intervento di enucleazione. 

 

Ma ci sono clienti che si impressionano per molto meno. A volte basta solo la visione di un ago per far precipitare la pressione e vedermeli stesi in giro per tutto lo studio. Se solo potessi immaginarmeli tutti all’unisono, potrei scorgere una distesa di corpi in ogni stanza.

 

Ricordo la proprietaria di un Boxer che avevo fatto operare da un veterinario ortopedico per la rottura di un legamento crociato. Il collega era stato molto preciso sulla tempistica per sfasciare la zampa e togliere i punti. Eseguii. In un attimo la ferita chirurgica si aprì come una cerniera lampo.


Bam !! La signora crollò a terra con movimenti involontari che le scuotevano tutto il corpo. Il cane, bravissimo, rimase sul tavolo. Cosa non da poco, dal momento che per qualche minuto dovetti concentrarmi nel rianimare la proprietaria. Appena riprese il colorito roseo, mi dedicai a suturare quel povero Boxer che non fece una piega mentre passavo il filo chirurgico da una parte all’altra della ferita.


L’esperienza mi ha insegnato a mantenere il sangue freddo in molte situazioni difficili. Certe volte avverto immediatamente il malessere dei clienti e li faccio subito stendere a terra aiutandoli a sollevare i piedi, prima che possano svenire. La forza di gravità permette al sangue di ricircolare al cervello in poche frazioni di secondo. E’ possibile percepirlo mentre refluisce alla testa e la sensazione di benessere è istantanea.

 

Lo posso affermare per esperienza personale dal momento che un giorno toccò anche a me di crollare nel mio ambulatorio. Stavo concludendo la visita di un Siamese coriaceo quando alla proprietaria venne in mente una bella idea. “Dottor Ansaldo, sa quell’antipulci per bocca che mi aveva prescritto ? Io non riesco proprio a darglielo. Potrebbe mostrarmi come fare ?”


“Tranquilla signora, ci penso io”. Inconsapevole del pericolo, somministrai il contenuto dell’ampolla nelle fauci di quel piccolo diavolo che mi perforò all’istante la base dell’unghia del dito indice. Il dolore fu lancinante. Mi precipitai verso il lavandino per versarmi dell’acqua fredda. In quel frangente rimasi colpito nel vedere uno zampillo di sangue che si ergeva orgoglioso a un centimetro di altezza dall’unghia.


La signora apostrofò:” Ma dottore, ma lei è bianco come un cencio ! “ Feci appena in tempo a cacciare tutti via, fuori dallo studio. L’ipotensione provocata dal forte dolore mi costrinse a stendermi a terra, alzai i piedi ed immediatamente percepii il flusso di sangue pronto a riossigenare il mio cervello. Il dolore purtroppo proseguì anche nei giorni successivi. Nonostante assumessi subito antibiotici e antiinfiammatori il dito si gonfiò enormemente.


Il pathos di quell’esperienza, pur se negativa, mi insegnò a essere più empatico, a capire meglio chi possa trovarsi in una situazione analoga e ad agire di conseguenza.

 

La sera dell’intervento di Mirto, Dany ed io tornammo a casa, bisognosi di riposo dopo una giornata certamente intensa. Sulla tavola ci aspettava un ottimo stoccafisso condito con olio, pinoli, olive e pomodorini. E’ vero, talvolta le cose prendono una piega sbagliata. Cercammo di sdrammatizzare. Brindammo a lume di candela alle nostre peripezie e ci abbracciammo. E’ la nostra forza.

 

Luca Ansaldo

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