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Un pomeriggio qualunque

13-10-2016 00:00

Dr. Luca Ansaldo

Racconti, veterinario-a-domicilio-genova,

Un pomeriggio qualunque

E’ un pomeriggio come tanti in Piazza Alimonda. Sono le 15.30 e di fronte allo studio mi attende una signora con la sua cagnetta tredicenne. Lucy è cardiopatica

Un pomeriggio qualunque

 

E’ un pomeriggio come tanti in Piazza Alimonda. Sono le 15.30 e di fronte allo studio mi attende una signora con la sua cagnetta tredicenne. Lucy è cardiopatica. Un mese prima avevo eseguito un’ecocardiografia dove le avevo riscontrato una degenerazione senile delle valvole cardiache. Avevo prescritto ben cinque somministrazioni quotidiane di farmaci per aiutare il suo cuore stanco.


Mi ero raccomandato di far ricontrollare Lucy per verificare il miglioramento e soprattutto per escludere eventuali effetti collaterali dei medicinali.

 

“Come sta Lucy, signora ?”  “Bene, tossisce molto meno, però ho notato che beve più di prima”. “Ok, allora facciamo un prelievo di sangue per verificare che non ci sia qualche sofferenza organica”.

 

Potevo effettivamente aspettarmi un problema renale indotto da una dose troppo elevata di diuretici o qualche squilibrio elettrolitico. Nel giro di quindici minuti le apparecchiature per gli esami del sangue snocciolano i risultati e salta fuori un diabete inaspettato: la glicemia era a 400.

 

Si tratta di un bel problema da gestire in un soggetto sottoposto ad una terapia cardiaca destinata a durare per sempre. Spiego alla signora che non c’è niente di meglio che affidarsi alla terapia insulinica con due iniezioni giornaliere, anche perchè le terapie orali umane sono spesso inefficaci. Insisto inoltre sull’importanza di fare controlli glicemici frequenti, soprattutto all’inizio della cura, per riconoscere eventuali episodi di ipoglicemia o la mancata risposta alla terapia.

 

La signora non batte ciglio. Per lei curare Lucy è una priorità al di là della difficoltà di gestire due malattie che l’accompagneranno per tutta la vita.

 

E’ bello avere a  che fare con una padrona tanto motivata. Penso di essere molto fortunato ad avere tanti clienti come lei.

 

Ore 16.15. Arrivano i coniugi Lamela, miei clienti da quasi un quarto di secolo. Hanno sempre avuto gatti, ma con l’avvento della pensione un loro desiderio sarebbe stato quello di allietarsi la vita con un cane.

 

Così una cucciola si è aggiunto alla famiglia. Oggi è arrivato il momento di legalizzare la sua presenza con l’iscrizione all’anagrafe canina inoculando un microchip nel sottocute. A complicare la visita c’è anche una zoppia dovuta ad un brutto incidente accorso pochi giorni prima. La sua esuberanza l’aveva pericolosamente scaraventata in mezzo alla strada dove aveva fatto la conoscenza di un auto in movimento. Ero quindi d’accordo con i proprietari di fare una radiografia.

 

Dopo aver rapidamente inserito il microchip senza che il cucciolo se ne potesse accorgere, preparo il tutto per una lastra. Sapevo che Nuvola non avrebbe gradito alcun tipo di contenimento che, unito all’eventuale dolore del trauma, avrebbe reso l’esecuzione della radiografia un’operazione lunga e difficile. Avevo anche preparato i Signori Lamela che forse sarebbe stata necessaria una sedazione.

 

Il primo tentativo andò miseramente a vuoto con un’inondazione di urina sul tavolo radiografico. Chiedo allora al proprietario di indossare il camice piombato per aiutarmi a contenere meglio Nuvola. Tentativo pienamente riuscito e sedazione sventata.

 

La lastra mostra nero su bianco una frattura del bacino proprio dove si articola la testa del femore. Per fortuna è completamente composta per cui un riposo adeguato, degli antidolorifici ed una cura appropriata a base di condroprotettori metteranno a posto Nuvola.

Ore 17.15. E’ il clou della giornata. Arriva il grande Poldo. Si tratta del paziente più ingombrante che abbia mai avuto, un mastino napoletano di ben 92 chilogrammi ! Mi aveva già dato un gran bel da fare qualche anno prima quando una maglietta, deglutita per sbaglio, gli aveva letteralmente bloccato l’intestino.

 

Era stato designato mio padre quel giorno a farmi da assistente al tavolo operatorio, sempre pronto ad alternarsi a mia moglie in chirurgia, sempre presente con la sua serenità per me terapeutica in tanti momenti difficili. Il giorno dell’intervento avevamo sudato le sette camicie già solo per intubare quel mastino , con quella sua testa che da sola pesava più di venti chilogrammi.

 

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Poldo fremente in sala d’attesa attende di essere visitato.

 

Ma torniamo alla visita pomeridiana dove per Poldo avevo chiamato tutti i quattro componenti della famiglia Zilli. Necessitavo di molte braccia perchè ad una visita di controllo avevo percepito all’auscultazione qualcosa che non andava nel suo cuore, un’irregolarità del ritmo che sospettavo fosse una fibrillazione atriale.

 

L’elettrocardiogramma la confermò. Il passo successivo sarebbe stato un approfondimento ecocardiografico per stabilire se l’aritmia fosse dovuta a patologie della struttura cardiaca o meno. Il problema è che sollevare 92 chilogrammi e trattenerli in decubito laterale a più di un metro di altezza non è cosa trascurabile, per cui la presenza di tutta la famiglia Zilli era indispensabile.

 

Il giorno precedente mi  ero accorto che il testo americano di ecocardiografia a cui faccio riferimento non prendeva in considerazione i valori normali di soggetti oltre i 65 chilogrammi. Ho chiesto allora lumi ad uno dei massimi esperti in cardiologia per avere i dati fisiologici di base di cani così giganti. Le informazioni necessarie mi arrivano nel giro di poche ore.

La famiglia Zilli è finalmente pronta per il posizionamento di Poldo che, dopo un breve tentennamento, cede il suo peso in modo arrendevole alle braccia amiche.  Nonostante l’aria condizionata la fatica è tanta e dopo pochi minuti mi ritrovo la fronte imperlata di sudore. Le sonde ecografiche abituate a penetrare corpicini di pochi chilogrammi fanno i salti mortali per mostrare immagini utili ai fini diagnostici.

 

Con affanno finisco l’esame. Raccolgo i dati che mi permettono di escludere le classiche patologie capaci di dilatare l’atrio sinistro tanto da causare una fibrillazione. Poldo, essendo un mastino, ha già di per sè un cuore grande e quindi le notevoli dimensioni del suo atrio lo possono predisporre a questa aritmia rispetto a razze di piccola taglia.

 

Evidentemente provato dalla difficoltà dell’esame spiego a fatica la problematica ai proprietari. Poldo dovrà iniziare un farmaco antiaritmico e sarà necessario fare dei controlli elettrocardiografici frequenti. Preparo anche la famiglia sull’opportunità di eseguire un holter cardiaco che mi permetterà di registrare l’attività elettrica del cuore nelle ventiquattro ore per una ottimale impostazione della terapia.

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Ore 18.30. Il gigantesco Poldo esce dalla sala visite felice e incontra la microscopica Sally, uno yorkshire di due chilogrammi e mezzo, una pulce a confronto. La sua visita scorre liscia come l’olio e mi rivitalizza.

 

Gestire un animaletto di pochi etti dopo Poldo è come lanciare una freccia dopo aver lanciato il giavellotto. Sally ha solo una lieve infiammazione alle vie respiratorie e presto, alla risoluzione dei sintomi, la rivedrò per la prossima vaccinazione.

Ore 18.50. Arriva l’urgenza dell’ultimo minuto, una tartaruga di terra masticata da un lagotto, il cane da tartufi per eccellenza. La proprietaria aveva notato che Tod avesse un certo interesse per quell’esserino e preventivamente aveva creato un recinto per proteggerlo. Ma la testardaggine di Tod aveva preso il sopravvento ed ora non mollava più la presa.

 

La conseguenza era una ferita penetrante al centro del piastrone ventrale da cui si intravvedevano gli organi interni. La padrona, da bravo medico quale è, mi assiste senza problemi per irrigare la ferita con un antisettico, togliere frammenti di corazza e somministrare per via intramuscolare un antibiotico.

 

Decidiamo poi insieme una strategia per mantenere la piaga pulita nel tempo e stimolarne la cicatrizzazione con bendaggi quotidiani accompagnati da pomate rigeneranti. In assenza di lesioni interne gravi la guarigione potrà avvenire in parecchie settimane. Cedo la tartaruga alle affidabili cure della collega umana e concludo la mia giornata lavorativa.

 

Al ritorno a casa, di fronte ad una tavola imbandita e ad un buon bicchiere di vino, racconto per sommi capi a mia moglie quel pomeriggio. Solo in quell’istante mi rendo conto che quella successione di visite, di per sè banali e routinarie, nel loro insieme rappresentano la straordinarietà del mio lavoro.

 

E la bellezza sta nel fatto che ogni giorno non sarà mai uguale a quelli precedenti. Nulla è scontato, le trappole sono sempre in agguato e gli alti e bassi si alternano inesorabili. Le fatiche sono però sempre e comunque ampiamente ricompensate da grandi soddisfazioni.

Forse noi veterinari, vivendo quotidianamente queste esperienze, le banalizziamo come routine. Ma un’attenta analisi ci fa scoprire quanto il nostro mestiere sia il più bello che c’è.

 

Con questo pensiero chiudo gli occhi e cerco di dormire.

 

Domani mi aspettano altri pazienti.

 

Luca Ansaldo