Un gelido click
E’ difficile provare dei sentimenti per un computer. Così come può essere difficile provare a raccontare certe storie. Siamo quasi alla fine del primo decennio degli anni duemila e quel giorno l’ho profondamente odiato, il mio computer.
“Contatto eliminato con successo” mi asseriva nel suo più freddo cinismo. Il mio programma di registrazione della clientela, tanto utile per l’invio di sms di servizio, dalle scadenze vaccinali agli auguri di Natale, appariva tanto efficiente quanto efferato nella sua ironica crudeltà. Il problema è che la mia mente non lo eliminerà mai quel contatto, entrato violentemente, ma meglio direi uscito violentemente dalla mia vita.
I signori Rossetti erano da anni miei affezionati clienti. Una gran bella coppia della media borghesia genovese, residenti in un bell’appartamento in una via tra le più signorili del quartiere genovese della Foce. Quello che più mi colpiva era la loro eleganza raffinata, che traspariva più dal loro modo di essere che dal loro aspetto esteriore.
Lei esile, lui in netto contrasto un pezzo di marcantonio dalla signorilità da lord inglese. La signora Rossetti mi aveva, per così dire, testato per un problema di otite cronica da tempo irrisolto, dopo aver contattato vari colleghi. Il successo terapeutico l’aveva fidelizzata a me e da quel giorno il suo Rotolino sarebbe stato per sempre affidato alle mie cure.
Rotolino era un gatto Norvegese di dimensioni ragguardevoli. Superava i dieci chilogrammi tanto che la coppia si era munita di un apposito carrello per condurlo alle visite. Non mi amava particolarmente, anzi, ogni visita si concludeva con una fragorosa soffiata. Inesorabilmente Rotolino, una volta chiuso in gabbia, mi alitava violentemente contro, destando entusiasmo tra me e la coppia per la sua verace felinità.

Gatto Norvegese delle Foreste Penna a sfera su cartoncino di Ilario Belometti (per gentile concessione)
Invecchiando sviluppò una difficoltà sempre più crescente nell’evacuare le feci. La sua stitichezza rispondeva all’inizio a modificazioni dietetiche e ai farmaci, ma poi la situazione peggiorò richiedendo sedazioni ripetute per effettuare clisteri in profondità. La situazione stava però diventando sempre più ingestibile dal momento che il micione aveva sviluppato un megacolon. In sostanza il settore dell’intestino coinvolto nell’evacuazione aveva definitivamente perso la sua efficienza e, le ripetute sedazioni a distanza sempre più ravvicinata non erano più la soluzione ottimale.
Bisognava prendere una decisione risolutiva, quella chirurgica, con la colectomia subtotale. Si trattava di un intervento molto delicato che consisteva nella rimozione pressochè totale del colon. Si decise per il si.
L’intervento avvenne senza alcuna complicazione. Con mia somma gioia Rotolino il giorno dopo riprese a evacuare regolarmente. Proseguii a visitarlo per gli anni successivi fino a che la vecchiaia se lo portò via. Ma i coniugi Rossetti non riuscirono a colmare il vuoto lasciato da quel grande gattone di oltre dieci chilogrammi di peso, fino al giorno in cui il figlio arrivò con un bellissimo certosino.
Erano gli anni della grave crisi economica che iniziava ad attanagliare anche il Nord Italia, in regioni che fino a qualche anno prima erano trainanti per l’economia italiana. Si iniziava a parlare di grandi imprenditori costretti a chiudere le loro attività e a lavoratori indotti a compiere dalla disperazione azioni estreme.
Il signor Rossetti aveva in quel periodo fatto grossi investimenti nel settore della telefonia ma le cose, forse per decisioni sbagliate o incontri infelici, non erano andate per il verso giusto. La crisi lo aveva attanagliato. La casa dove viveva non era più alla sua portata. Tutto doveva oramai subire un ridimensionamento.
Ciò nonostante il gatto veniva regolarmente controllato tutti gli anni. Fino a quel sabato, dove ricordo nei minimi particolari il signor Rossetti a mezzogiorno in punto ad attendermi in sala d’attesa seduto con quella sua aria serafica da lord inglese. Parlammo come sempre, tranquilli, pagò come sempre, regolarmente.
La settimana successiva, alla fine di una visita, ricevetti la telefonata della moglie. Il marito si era tolto la vita il lunedi successivo. Lo aveva trovato in bagno con la pistola in pugno. La disfatta dellla crisi lo aveva inesorabilmente annientato. La lista degli imprenditori suicidi allungava ineluttabilmente la sua scia di sangue.
Al telefono rimasi impietrito, non sapevo cosa dire, cosa fare, come potevo continure la mia visita lucidamente ? Come poteva il signor Rossetti essere così pacifico due giorni prima, tanto da pensare alla vaccinazione del suo micio ? Eppure molti suicidi fanno proprio così, mettono a posto quello che possono, prima di togliere il disturbo.
Di lì a pochi giorni mi trovai costretto a cancellare il suo contatto telefonico dal computer. Ma quel messaggio “Contatto eliminato con successo” non lo digerii affatto, anche se effettivamente il signor Rossetti era stato in un modo o nell’altro brutalmente disintegrato dalla società.
Da quel giorno, mi ripromisi, forse inconsciamente, di ricordare questa storia, una storia scomoda, difficile da raccontare, e che può comunque compensare e dare un senso ad un gelido click.
Luca Ansaldo

