Ci sono sempre dei momenti nella vita in cui ti capita improvvisamente qualcosa di inaspettato, un incidente di percorso che non avevi previsto, un qualcosa che può profondamente logorare i tuoi nervi. Sono le forze che girano attorno a te, che vogliono metterti alla prova come in un braccio di ferro che lascia da una parte i vittoriosi e dall’altra i perdenti.
Uno di questi momenti si verificò alla fine degli anni novanta nella prima decade di settembre. E’ quasi sempre per me un periodo delicatissimo che coincide con le vacanze appena concluse ed una nuova stagione lavorativa da avviare, dopo alcuni anni di lavoro alle spalle ma non sufficienti per sentirti in una botte di ferro.
Quella mattina arrivò una telefonata :”Ciao Ansaldo, sono il Dottor Pazzati, collega. Ti chiamo per dirti che stiamo per aprire una grossa clinica a cento metri dal tuo studio, si, un pronto soccorso. Abbiamo trovato una bella struttura praticamente a due palazzi di distanza da dove lavori tu”.
In quel momento mi sarei voluto fotografare per documentare lo stato di disperazione che mi attraversava.

Ecco, l’evento tanto temuto, stava prendendo forma, si stava materializzando nella voce del collega che freddo, implacabile, stava scrivendo il testamento della mia piccola, amata attività.
“Sai, qua in zona siamo molto conosciuti, abbiamo già un sacco di clienti. Io, poi, ho un’esperienza chirurgica supercollaudata…..”.
La piaga era già bella profonda ed il collega, impavido, si divertiva ad infiggerci il coltello avvelenato. “Si, pensiamo di aprire entro la fine dell’anno, oramai è già tutto deciso…”.
Il mio morale era ridotto al lumicino quando arrivò una strana proposta. “Visto che faremo dei turni per coprire le 24 ore, avremo bisogno di colleghi, per cui potresti pensare di chiudere lo studio di Piazza Alimonda e unirti a noi…” “Non penso proprio che la cosa possa interessarmi” risposi deciso. Pazzati mi propose allora di incontrarci insieme al suo collega Isidori e di dirimere la questione di fronte ad un piatto di pizza. Accettai.
Dopo alcuni giorni di insonnia totale ci incontrammo nei pressi della Questura. Pazzati si presentò con una bella macchina sportiva color canarino. La mia piccola Panda 1000, color verde lavatrice, non poteva reggere il confronto. Dopo brevi convenevoli ci avviammo al ristorante deciso dalla concorrenza, La Tenda di Via Pisacane. Lì ci venne incontro anche Isidori. Scendemmo le scalette del locale par raggiungere il nostro tavolo.
“Dottor Ansaldo ! Che piacere incontrarla”. Una mia cliente si alzò dalla sedia e mi accolse affettuosamente. La cosa mi confortò non poco, tenendo conto che ero teoricamente in territorio nemico. Un barlume di positività stava facendo capolino. Mi accomodai quindi pronto ad ascoltare la strategia dei colleghi.
“E’ molto semplice – mi incalzarono – ti diamo la possibilità di far parte della nostra clinica, puoi chiaramente continuare a offrire le tue prestazioni ai tuoi abituali clienti. D’altronde chiudendo il tuo studio ma rimanendo in zona manterresti la tua clientela con il vantaggio di lavorare però in equipe in una struttura più grande.”
Ecco come mandare in fumo anni di attività in un millisecondo, pensai. Avrei sicuramente perso la mia tanto conquistata autonomia professionale, dando in pasto i miei clienti a veterinari che neanche conoscevo.”Scusate ma, quanto vi prendono di affitto nel nuovo locale ? “- chiesi. “Due milioni di lire”.
Prima dell’arrivo dell’euro si trattava di una cifra davvero considerevole e mi resi immediatamente conto che i miei colleghi, per quanto scafati, non avevano la minima idea di come gestire economicamente un’attività come la nostra. Cominciai razionalmente ad elencare una serie di spese di gestione al di là dell’affitto, dalla pubblicità necessaria per avviare un nuovo pronto soccorso ai costi del commercialista, per non parlare poi delle bollette e delle attrezzature necessarie per essere un minimo competitivi.
Feci capire che il mio studio, per quanto piccolo, aveva spese gestionali non indifferenti e che, nonostante la crisi del settore, me la cavavo alla grande. Notai che i loro entusiasmi erano già un pò smorzati quando si presentò al tavolo il proprietario del ristorante. “Ma lei è il Dottor Ansaldo ! Mi ricordo benissimo di lei. Ci ha salvato il nostro shy-tzu una notte”. Stentai a riconoscere il cliente ma dentro di me straripavo di contentezza e di gratitudine nei suoi confronti. Un altro raggio di sole appariva all’orizzonte. I due colleghi erano sempre più perplessi. Era il momento di infliggere il colpo finale.
“Sentite, io sono onoratissimo della vostra proposta e vi ringrazio dell’opportunità che mi date. Ma la mia risposta è negativa. Per me sarebbe un salto nel buio. Per nulla al mondo vorrei rinunciare alla mia attività, che per quanto piccola, è sana e cresce di giorno in giorno. Nè ho intenzione a rinunciare alla mia autonomia professionale. Voglio rimanere il padrone di me stesso con tutti i pregi e i difetti che questo può comportare. Voi siete chiaramente liberi di aprire dove volete ma se avete il coraggio di aprire vicino a me, vi avverto, vi farò la guerra. Affilerò tutte le armi lecite a mia disposizione per contrastarvi a livello competitivo”.
Alzai lo sguardo e mi resi improvvisamente conto di averli messi al tappeto. Pazzati ed Isidori, uno alla mia sinistra e l’altro alla mia destra, avevano entrambi abbassato il capo e guardavano nelle profondità del loro piatto vuoto. Mi sentii quasi in colpa, ma non era certo una situazione voluta dal sottoscritto. Mi salutarono dicendomi che avrebbero comunque aperto di lì a poco. In realtà passarono i mesi ma quella clinica a pochi metri dal mio studio non fu mai avviata.
Non seppi più nulla di loro finchè mi giunse notizia dell’apertura di un pronto soccorso, spalleggiato dalla Croce Bianca Genovese, dalle parti di Piazza Paolo da Novi. I due colleghi erano riusciti nel loro progetto ma in una struttura ben distante dalla mia e che, semmai, poteva creare una sana concorrenza ai due pronto soccorsi storicamente già esistenti nel quartiere della Foce.
Ed io di certo non rimasi con le mani in mano, ma mi diedi da fare per migliorare le mie competenze. Anzi l’evento diede una accelerazione positiva, incanalando le mie energie nella giusta direzione. Iniziai a prendere contatti con molti colleghi che mi hanno aiutato a crescere in tutti i sensi, fino ad essere chiamato io stesso da veterinari che necessitavano delle mie prestazioni.
In conclusione non posso che dire grazie a Pazzati ed Isidori per quella maledetta telefonata.
Luca Ansaldo

