Quello scoiattolo a Central Park
Ho sempre desiderato fare il veterinario. Ma ciò che mi ha convinto a diventarlo è tutto da valutare.
Il contesto familiare in cui sono nato non mi dava i presupposti per sviluppare questo tipo di scelta. Nessuno dei miei parenti vicini o lontani ha mai posseduto animali, nè ha mai praticato professioni in qualche modo attinenti alla medicina, nè tanto meno alla veterinaria. Anzi la parentela straboccava di avvocati, latinisti, professori e musicisti…
Di conseguenza sono stato invitato nel corso della giovinezza ad approfondire materie classiche, a studiare il pianoforte, a impegnarmi nella letteratura greca e latina…insomma ad avere quella tanto decantata visione globale che solo la cultura classica può offrirti.
Era stato però tralasciato un piccolo particolare: quel giardino a Genova in Via Lorenzo Pareto. Lì ho praticamente trascorso i primi sette anni della mia vita e lì inesorabilmente sono stato folgorato dalla vita animale in tutte le sue forme. La vita segreta delle formiche oramai per me non aveva più alcun mistero da svelare. Le punture delle api che incautamente cercavo di castigare mi svelarono invece, in tutta la loro franchezza, un certo desiderio di rivalsa.
E chissà che gioia per mia madre vedermi entrare in casa trionfante con le tasche piene di lombrichi e millepiedi!
Ma il quartiere era diffusamente popolato da una colonia di gatti randagi… e che nostalgia per quei felini che all’epoca erano una presenza distintiva di tutta Genova. Parliamo degli anni sessanta-settanta. Ora la situazione è decisamente cambiata, a mio modesto parere in peggio.
Il gatto europeo, libero di circolare indisturbato per le vie cittadine è diventato una rarità. E più si sono moltiplicate le associazioni animaliste, più sono scomparse le belle comunità feline che da sempre hanno caratterizzato la Superba.
Sarà un caso ?
Ma torniamo al nostro Dixi, sì, una bellissima micia che si era fatta coraggio e si era spontaneamente avvicinata a me. Un incontro fatale che mi lasciò per sempre il segno, una gatta speciale, come d’altronde è speciale qualsiasi animale per il suo padroncino. Ma dove trovate una gatta che corre per riportarvi la pallina magica balzata al di fuori della ringhiera, come fa un cane da riporto ?
Dixi mi regalò poi la gioia di una nidiata. Fu un grande evento, il mistero della nascita, lì davanti a me. Ora sarebbe un’occasione più unica che rara: quanti bambini potrebbero cogliere questo favoloso aspetto della natura con tutti i gatti sterilizzati che ci sono in giro ?
In sostanza il giardino di Via Lorenzo Pareto fu la vera palestra per il mio futuro. L’imprinting che avevo assorbito tra quegli alberi di cachi sta ancora oggi portando i suoi effetti collaterali.
Così, alla faccia del classicismo, dopo la maturità conquistata chiaramente al Liceo classico Andrea D’Oria, decisi di iscrivermi a veterinaria, assecondato e spalleggiato dai miei genitori. Oramai li avevo convinti !
E per cercare di essere un bravo veterinario non si finisce mai di studiare. In un modo o nell’altro l’aggiornamento mi ha portato nel corso del tempo a incontri ravvicinati molto particolari, non dico del terzo tipo, ma quasi .
Uno si è verificato sul monte di Portofino in una domenica sublime con un cielo cristallino. Cosa farà il bravo veterinario in un tale contesto ? Andrà a fare una passeggiata lungo uno dei sentieri del parco per poi immergersi in una sana rivista di medicina interna.
Mentre ero lì assorto nello studio, forse sorpreso dal mio assoluto silenzio, mi si presentò davanti una faina. Restò a guardarmi per un minuto buono, minuto che sembrò un’eternità. Fu breve ma molto intenso, uno di quei contatti con un animale non domestico che ti lasciano una traccia, un senso, una totale pienezza. E’ come se mi stesse ammirando per l’impegno messo nel mio lavoro.
Qualche anno dopo mi recai per un aggiornamento professionale nelle campagne di Cremona, dove presi alloggio presso un antico convento, trasformato sapientemente in agriturismo. L’appartamento all’ultimo piano era stato ben ristrutturato ed aveva conservato delle robuste travi di legno che attraversavano qua e là il soffitto.

Stavo ripassando sul letto alcune nozioni di cardiologia quando improvvisamente apparve a un metro e mezzo sopra la mia testa, attraverso un pertugio di una trave, un bel ratto. Con la sua faccia simpatica mi guardava stupito. Anch’io ero stupito, ma ero stupito della mia serenità. Quante persone sarebbero fuggite gridando a squarciagola. Io no, rimasi lì, ci studiammo, ognuno rispettoso dell’altro. E ci demmo un appuntamento la notte seguente.
Il giorno dopo alla stessa ora ricomparve….fantastico!
Pochi anni fa la folle bramosia di sapere mi spinse oltreoceano a calcare per un breve soggiorno il Veterinary College della Cornell University, nello stato di New York, fonte suprema della scienza veterinaria. Una sana vena di lucidità mentale mi convinse a fare anche un pò di turismo, per cui convinsi mia moglie a raggiungermi nel cuore della grande mela per una full immersion di spensieratezza.
Decidemmo così di trascorrere la giornata a Central Park. Era all’inizio della primavera, il parco era leopardato di chiazze di neve pronte a sciogliersi sotto i primi tepori: uno splendido paradosso paragonato alla Manhattan che invano cerca di soffocare questa verde isola con i suoi grattacieli incombenti. Ed ecco inaspettato il contatto.
Uno scoiattolo mi viene incontro gioioso. Abbasso la mano con il palmo rivolto verso l’alto. Lui mi osserva, mi scruta, mi studia. Dopo una frazione di secondo mi batte il cinque e se ne va via altrettanto gioioso.
Quel contatto è stato veritiero, tanto fulmineo quanto significativo.
Quello scoiattolo a Central Park mi suggeriva che forse stavo percorrendo la giusta strada.
Ma qualcuno potrebbe argomentare sull’inconsistenza di questi incontri e sull’eccessivo significato da me riposto. A loro posso solo rispondere che quegli sguardi, pieni di empatia, li rivivo quotidianamente nella mia professione, nel cercare di capirli e di curarli.
Luca Ansaldo

